archeocrimini, weltanschauung

Auguri&Bilanci

Numi Tutelari

Mentre scrivo ho il lettore aperto su un self M/M americano, It takes an archaeologist, che parla di scavi clandestini e ha per protagonisti un cacciatore di opere d’arte rubate e un archeologo. In chat sono con Yuko a parlare della prossima uscita della Dreamspinner, ambientata nel mondo della paleontologia, e giusto ieri ho cercato di aiutare Thea alle prese con una scena di banchetto ambientata nella Domus Aurea.

Parlare del mio mondo mi diverte, e non è un caso che, col prossimo post, inizierò sul serio una rubrica dedicata all’archeologia (e all’art crime in particolare) nei media.

Ma il prossimo post rimanda già all’anno nuovo, perché in questo scorcio di vecchio ci sono scadenze che incombono: devo preparare le slide per la lezione che terrò il 12 gennaio per il Master in Archeologia Giudiziaria.

Per il secondo anno di fila parlerò del ruolo delle collezioni private nelle dinamiche del traffico di reperti archeologici, usando esempi tratti dai casi di studio di cui mi sto occupando.

E poi c’è l’articolo per Archeomafie X in uscita.

Se devo abituarmi all’idea di iniziare l’anno con questi due riti, mi ci abituo molto volentieri, in un certo senso è divertente constatare la propria crescita di anno in anno, rapportandomi a un traguardo anziché a una scadenza.

Questo 2018 è stato un anno faticoso, più che tutto, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Ma ho superato tutto, e l’ho fatto alla grande: le cattiverie gratuite di Persona Tossica, il trasloco coatto, la ristrutturazione con tutti i suoi problemi, la rottura dei rapporti con mio fratello.

Ma è stato anche l’anno del mio primo articolo scientifico, della mia prima lezione, del mio primo convegno: come potrei mai definirlo un anno negativo?

È stato l’anno in cui ho ricominciato a scrivere poesia (Studio di donna, certo, ma anche gli Haiku della doccia), l’anno in cui ho ripreso a fare yoga, l’anno in cui sono ufficialmente passata da una 54 a una 46, e cosa vuoi che sia scendere di altre due taglie.

L’anno in cui ho comprato un dominio, preso il mio primo certificato in inglese, iniziato a fumare (ogni tanto) qualche sigaro.

L’anno in cui mi sono innamorata di nuovo dopo tanto tempo.

L’anno in cui ho prenotato il mio primo viaggio all’estero da sola, fregandomene delle paure.

L’anno in cui ho capito che posso fare tutto, a patto di assecondare i miei ritmi e abbracciare i miei demoni.

Un anno speciale, a suo modo, in cui nel bene e nel male ho vissuto, e in cui ho collezionato aneddoti da raccontare negli anni a venire.

L’augurio che mi faccio e che giro anche a voi, lettori invisibili che non so mai quanto riusciate a starmi appresso senza pensare che sono pazza, è di viverne uno altrettanto intenso.

Per il 2019 ho pochi obiettivi, ma molto mirati: l’iscrizione all’albo dei periti del tribunale, il saggio per il quale ho passato gli ultimi due anni a raccogliere materiale, questo blog, Parigi.

Qualsiasi altra cosa arriverà, positiva o negativa che sia, sarà accolta o affrontata.

E voi? Che bilancio fate di questo anno?

Qualunque sia il vostro percorso: auguri, di cuore.

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