weltanschauung

Prima sera di scrittura seduta alla mia scrivania: libreria piena circa a metà, borsoni sparsi per la stanza, cassetti pieni ancora dei vestiti invernali.

Tre mesi fuori sono più lunghi se li passi a cinque minuti di macchina in una casa ostile che se li passi fuori, lontano, ad accumulare esperienze e metter su una nuova vita.

Che poi dio solo lo sa quanto la vorrei, una nuova vita.

Ci pensavo giusto stamattina: nei miei profili ci sono diversi expats, tutti con storie diversissime alle spalle, non tutte a lieto fine, ma tutte, davvero tutte, interessanti da seguire.

E l’istinto fortissimo di voler provare almeno una volta un’esperienza simile, magari per poco, l’ennesimo scrupolo da togliersi per non avere rimpianti.

Il punto è che con la via accademica ho già tentato una volta e non è andata bene, non posso fare l’insegnante di lingue e se devo badare a pargoli urlanti o servire ai tavoli di una pizzeria posso farlo benissimo qui.

Quindi boh, da un lato mi tengo impegnata progettando il viaggio dell’anno prossimo (Atene), ma dall’altro tengo a bada l’istinto di andare a fare il passaporto, che la stazione di polizia ce l’ho giusto giusto dietro casa.

(No, è che a New York hanno un procuratore generale che è un ex marine che ha prestato servizio in Iraq assieme al TPC dei Carabinieri, e ne è rimasto talmente folgorato da dichiarare guerra alle grandi case d’asta, guerra per combattere la quale va reclutando archeologi come interns. Problema: come ci campi coi quattro spicci dell’internship, sempre ammesso di arrivarci, nella seconda o terza metropoli più cara del pianeta?)

E poi mi lancio in conversazioni sull’Art Crime in inglese in cui sembra che la gente mi capisca, sia mai che riesca a rassegnarmi all’idea che lo so meglio di quanto creda.

Poi, certo, passati questi giorni di pressione bassa ci sarebbe la revisione da finire (da luglio l’ho già fatta slittare ad agosto e ora settembre) e il saggio, ma lì la prima battaglia da vincere è contro l’umore altalenante che mi fa dire un giorno su due: “Ma chi cavolo me lo sta facendo fare?”

Che è un po’ il grande dilemma esistenziale del periodo.

Forse, semplicemente, a volte dovrei ricordarmi che sono umana ed è normale essere stanchi e frustrati e magari staccare anche un po’ davvero, giusto per tirare un po’ il fiato.

Pe questo ho deciso che almeno il blog ripartirà a settembre.

 

 

 

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