scrittura

Il ballo della debuttante

Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con l’idea di pubblicare un romanzo: una parte di me lo vorrebbe  molto, spinta anche dalle varie lusinghe che, nel corso degli anni, mi sono giunte dal mondo editoriale; ma un’altra parte, la più insicura, ci ha fatto e ci fa, invece, a botte.

Perché il mercato italiano è piccolo e saturo, il mio nome non avrebbe fatto la diffrenza e le storie che scrivevo erano sempre un po’ troppo fuori dai canoni per essere incasellate in una qualche logica di vendita.

Perché, per molto tempo, semplicemente non mi sono sentita all’altezza.

Perché quando mi sono sentita all’altezza non avevo la storia giusta e ora che ho la storia giusta… non so se la stesura un romanzo sia un impegno che mi posso permettere.

Eppure, nel frattempo, quel magma confuso che cerco di elaborare da anni in qualche modo ha preso una sua forma: dall’idea di un serial killer scultore sono passata ad Amor vincit omnia, e da lì, ancora, a Sorriso Arcaico.

Che immagino addirittura come primo capitolo di una serie più ampia.

All’inizio cercavo solo un modo per fare ordine e liberarmi definitivamente dei demoni che hanno avvelenato l’ultima parte della mia (non) carriera universitaria, salvando quanto c’era stato di buono (tanto, mi reputo privilegiata ad aver fatto il percorso che ho fatto) ed elaborando una volta per tutte il lutto.

Poi c’è stato di mezzo il Master, e le cose sono cambiate abbastanza di colpo e molto in fretta: nel giro di poche settimane, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, mi sono ritrovata catapultata di colpo in una dimensione a cui non avrei mai immaginato poter avere accesso.

Il tutto mentre l’ultima nonna ancora in vita moriva, un altro pezzo di famiglia si disgregava e la solita girandola di persone che entrano ed escono dalla mia vita continuava il suo giro.

In questo scenario ha fatto il suo ingresso nella mia vita la Madame, una figura poco nota ma piuttosto centrale di una vasta rete di trafficanti di reperti.

Archeologa e collezionista, donna colta e carismatica, legatissima al figlio che ha iniziato allo stesso percorso, la Madame ha suscitato da subito in me sentimenti contrastanti: razionalmente, certo, c’era il disprezzo, ma dal punto di vista dell’immaginazione… lei era una creatura assolutamente perfetta.

E così è nata la figura di Altea De Nittis, madre di Giulio, co-protagonista del romanzo in fieri.

Le figure femminili negli M/M (quando ci sono) sono, di solito, figure marginali, di supporto: sorelle, amiche, madri più o meno benevole o amorevoli.

Ho dovuto aspettare Rosa dei Venti per leggere di figure affascinanti come Megan (che ho amato molto) e Magda.

Parlando di autori stranieri, l’unico esempio che mi è piaciuto finora è la Donata di Dark Soul di Voinov, figura che acquista un peso crescente man mano che la saga procede, rivelandosi determinante.

E io? Che cosa voglio fare di Altea, che ruolo voglio darle nella mia (intricata) storia?

Inizialmente pensavo a una madre soffocante e ossessiva, morbosa nel suo attaccamente per quell’unico figlio fortemente voluto e prediletto.

Poi ci ho ripensato: una madre esigente sì, e ossessiva, ma complice di un figlio a cui insegna a fare della sua asessualità un elemento fondante della propria immagine pubblica.

Funzionerà?

E chi lo sa: dopotutto non è detto che il romanzo andrà effettivamente in porto.

Quello che so è che ogni tanto butto giù una pagina, una specie di ritratto abbozzato dell’uno o dell’altro personaggio, e che una parte di me, in fondo, li ama davvero molto.

 

 

 

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