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Diario di un’aspirante (archeo)criminologa

In principio fu una pagina Facebook.

La aprii come si avviano sempre queste cose: da incosciente.

Stavo frequentando un Master e avevo bisogno di un luogo che fosse un incrocio tra una palestra e un pensatoio, come spesso avviene quando devi metabolizzare in fretta un sacco di nozioni nuove, e usarle per costruirci un nuovo modo di pensare.

Diario di una criminologa è il sottotitolo di un fumetto Bonelli che apprezzo molto, Julia, e mi divertii a giocare con questa definizione per cucirne un’altra che mi permettesse di indossare a mio agio i panni dell’archeologa giudiziaria.

In realtà credo che uno dei miei doveri prossimi venturi sia quello di dare una descrizione scientifica che validi questa etichetta, ma non andiamo troppo lontano, almeno per ora.

Partiamo dalle basi: di cosa si occupa un archeologo giudiziario?

Di tante cose, in realtà: tutto ciò che riguarda l’intersezione tra scienze archeologiche e scienze giuridiche.

Volendo restringere il campo in maniera concreta, l’archeologia giudiziaria è un campo che va dall’archeologia forense (di cui magari avrete sentire parlare in una delle tante serie crime che circolano per i palinsesti televisivi) a tutto ciò che è tutela, prevenzione e contrasto dei crimini contro il Patrimonio Culturale: atti vandalici, calamità naturali, guerre ma, soprattutto, scavi clandestini.

Dato che questo blog non è un trattato scientifico ma un diario personale, andando al sodo: di cosa mi occupo io, nello specifico?

A me interessa tutto ciò che ruota attorno al concetto di mecenatismo.

Sono convinta che pubblico e privato possano e debbano cooperare per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio, ma sono altresì convinta che i confini delle rispettive competenze vadano tracciati in maniera netta e inequivocabile, e fatti rispettare.

Soprattutto: sono convinta che la comunicazione debba essere trasparente e veicolare contenuti reali, slogan che attirino il pubblico senza raggirarlo.

Che il nostro patrimonio sia un bene comune non ci piove, ma la fruizione non può e non deve essere indiscriminata, dato che il nostro primo obiettivo è proteggerlo per garantirne il passaggio alle prossime generazioni.

Dietro questo concetto apparentemente così semplice c’è un sistema complesso di equilibri: tutte le voci vanno ascoltate, ma nessuna azione deve andare a vantaggio di una a scapito di un’altra.

So che sto mettendo sul piatto molti elementi su cui riflettere che, magari, per voi che leggete sono poco chiari ma, come vi ho detto, questo post è soltanto l’inizio di un’avventura (per voi e per me).

Il mio obiettivo è quello di scrivere un post a settimana, magari provando a rispondere a qualcuna delle vostre domande.

Quindi, se vi va: usate la casellina commenti per “rompermi le scatole”.

Io, nel dubbio, vado a rimettermi a scrivere.

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3 pensieri riguardo “Diario di un’aspirante (archeo)criminologa”

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